Agenzia Hawzah News – L’Ayatollah Alireza Arafi, imam della preghiera del venerdì di Qom e direttore dei seminari iraniani, ha dedicato il secondo sermone della preghiera del venerdì 14 Farvardin 1405 (3 aprile 2026), pronunciato nel Mosalla Qods di Qom, a una lettura politico-militare della Guerra di Ramadan, affermando che il nemico americano-sionista ha commesso sette gravi errori di calcolo nel valutare la risposta dell’Iran e del fronte della resistenza.
Secondo l’Ayatollah Arafi, il primo errore è stato sottovalutare la capacità di tenuta del popolo iraniano, immaginando che difficoltà, pressioni e colpi subiti potessero piegare la società e comprometterne la lucidità. Al contrario, ha affermato, la popolazione ha mostrato presenza, consapevolezza e coraggio, confermando una continuità con la stagione della Rivoluzione Islamica e della guerra imposta degli anni Ottanta.
Il secondo errore, ha proseguito, è stato credere che un attacco improvviso potesse provocare il collasso del sistema politico iraniano. Arafi ha osservato che le istituzioni della Repubblica Islamica hanno dimostrato capacità di continuità e ricomposizione anche dopo la perdita di figure di primo piano, grazie alla rapidità nella sostituzione dei quadri dirigenti e militari.
Il terzo punto riguarda il mutamento della dottrina strategica iraniana. Secondo il religioso, i nemici hanno immaginato un Iran ancora confinato a una postura essenzialmente difensiva, mentre Teheran è ormai entrata in una fase nuova, segnata dalla fine della “pazienza strategica” e dall’adozione di una logica più offensiva e diretta nel confronto con i nemici regionali e internazionali.
Il quarto errore è stato quello di ridurre il conflitto alla sola superiorità militare classica e tecnologica. Pur rivendicando i progressi dell’Iran sul piano delle capacità convenzionali, l’Ayatollah Arafi ha sostenuto che la vera forza di Teheran risiede anche negli strumenti della guerra asimmetrica e nel controllo di snodi decisivi dell’area, evocando il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz e più in generale della geografia regionale.
Il quinto errore consiste nell’aver dato per sconfitto l’asse della resistenza. Arafi ha affermato che, nonostante i colpi subiti negli ultimi anni, il fronte composto dai movimenti e dagli attori alleati dell’Iran ha ritrovato slancio, capacità organizzativa e radicamento, dal Libano all’Iraq, dallo Yemen ad altri scenari.
Il sesto errore riguarda il piano internazionale: i nemici hanno sopravvalutato il sostegno globale alla propria linea, confidando nell’appoggio della NATO e di altri Paesi. Arafi ha affermato che questo sostegno non si è concretizzato, mentre l’opinione pubblica mondiale si è schierata con un Iran che si presenta come forza capace di opporsi da sola alle grandi potenze e di difendere gli oppressi.
Infine, il settimo errore riguarda il tentativo di alimentare disordini interni e destabilizzazione, una strategia che l’Ayatollah Arafi ha descritto come fallita di fronte alla sicurezza interna, alla presenza delle forze dell’ordine, del Basij e alla tenuta della società iraniana.
Nel suo intervento, l’Ayatollah Arafi ha anche indicato come principali richieste del popolo iraniano la prosecuzione della difesa, il rifiuto di ogni cedimento alle pressioni, la presenza nelle piazze e negli spazi pubblici, la punizione dei traditori mercenari e la fermezza nei confronti degli Stati Uniti.
Nel primo sermone della pregiera, il religioso ha affrontato anche il tema dei tre pilastri del timor di Dio nel jihad e nella difesa. Il primo è la piena preparazione militare, che coinvolge non solo le forze armate ma anche università, industria e innovazione tecnologica. Il secondo è la preparazione morale e spirituale, fondata su pazienza, resistenza, autocontrollo, unità e fiducia nelle capacità del Paese. Il terzo è la fiducia nell’aiuto divino, senza però separare la dimensione spirituale dall’impegno concreto sul piano materiale, militare e organizzativo.
A cura di Mostafa Milani Amin

Il tuo commento